{"id":191,"date":"2014-01-10T14:29:35","date_gmt":"2014-01-10T13:29:35","guid":{"rendered":"http:\/\/milazzorossa.noblogs.org\/?p=191"},"modified":"2014-04-03T17:17:07","modified_gmt":"2014-04-03T15:17:07","slug":"dopo-gezi-park-don-kisot-sosyal-merkezi-centro-sociale-occupato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/milazzorossa.noblogs.org\/?p=191","title":{"rendered":"Dopo Gezi Park: Don Kisot Sosyal Merkezi, centro sociale occupato"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/milazzorossa.noblogs.org\/files\/2014\/01\/936063_1404431416461726_765915460_n-300x234.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-192\" alt=\"936063_1404431416461726_765915460_n-300x234\" src=\"https:\/\/milazzorossa.noblogs.org\/files\/2014\/01\/936063_1404431416461726_765915460_n-300x234.jpg\" width=\"300\" height=\"234\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Davvero, dopo lo sgombero di Gezi park della fine di giugno, a Istanbul non \u00e8 successo pi\u00f9 nulla? La rivolta, la protesta, la pi\u00f9 grande insorgenza popolare della storia della Turchia non ha avuto alcun seguito?<\/p>\n<p>Con queste domande in testa torno in citt\u00e0 ad agosto, pochi mesi dopo aver vissuto quei giorni di incredibile solidariet\u00e0 e forza della societ\u00e0 civile. Sento subito che qualcosa \u00e8 cambiato. Dopo le azioni criminali della polizia, molte persone hanno terrore a scendere di nuovo in strada per gridare il proprio dissenso e la loro voglia di libert\u00e0. I numeri parlano chiaro: 7 persone uccise, 8000 ferite e pi\u00f9 di\u00a02000 arrestate. Allo stesso tempo, per\u00f2, su un\u2019altra parte consistente della popolazione la repressione ha prodotto l\u2019effetto opposto, convincendo che abbandonare la lotta \u00e8 terribilmente sbagliato, ma anche che per continuarla bisogna articolarla secondo altri schemi.<\/p>\n<p>I luoghi cambiano. Da Piazza Taksim e Gezi park, i meeting, le assemblee, i forum vengono organizzati in quanti pi\u00f9 quartieri possibili, nei parchi o comunque nelle aree pubbliche della citt\u00e0 (se ne contano pi\u00f9 di trenta). \u00a0Yo\u011furt\u00e7u Park\u0131\u00a0a Kad\u0131k\u00f6y (quartiere della sponda asiatica della citt\u00e0) diventa il quartiere dove il forum \u00e8 pi\u00f9 frequentato e partecipato. Da questa esperienza si sono formati diversi collettivi, che praticano alternative di resistenza contro l\u2019autoritarismo di\u00a0Erdo\u011fan.<\/p>\n<p>Nelle prime settimane di settembre, tuttavia, la violenza della polizia ritorna protagonista della scena. In quei giorni di fine estate, ad Ankara esplode la protesta degli studenti\u00a0della pi\u00f9 importante universit\u00e0 turca, attestata da sempre su posizioni antigovernative,\u00a0la Middle East Tecnichal University (ODT\u00dc). Gli studenti protestano perch\u00e9 il sindaco, appartenente all\u2019AKP (il partito al governo), vuole costruire, con l\u2019avallo di Erdogan, una nuova autostrada che dovrebbe passare esattamente attraverso il parco dell\u2019Universit\u00e0, luogo storico e uno dei pochi polmoni verdi della citt\u00e0. E nuovamente il dissenso si diffonde in tutte le altre principali citt\u00e0 turche, Istanbul compresa. Stavolta \u00e8 Kadikoy il centro della mobilitazione.<\/p>\n<p>In quegli stessi giorni di settembre, viene organizzato un concerto sul piazzale del porto. In realt\u00e0, non si tratta soltanto di un concerto, ma di un momento di rabbia e di omaggio alle vittime uccise dalla polizia. Tra una canzone e l\u2019altra si scandiscono gli slogan della protesta. Un enorme striscione chiede all\u2019AKP di pagare il conto della violenza perpetrata contro i manifestanti. Alcuni amici e parenti delle vittime parlano dal palco. L\u2019atmosfera \u00e8 carica di emozione, rabbia e voglia di giustizia. Il concerto finisce, ma la gente non pu\u00f2, n\u00e9 vuole tornare a casa come se nulla fosse. Per questo \u00a0partono cortei spontanei, ma la polizia ha deciso di non concedere neanche un minuto in pi\u00f9 e inizia ad attaccare. Con il solito infame copione: TOMA, idranti, gas lacrimogeni e urticanti lanciati ad altezza uomo. Da quel giorno, per pi\u00f9 di una settimana, durante la notte il quartiere diventa lo scenario di nuovi e durissimi scontri con la polizia. I fumi dei gas lacrimogeni sono visibili persino dalla sponda europea. Un ragazzo muore soffocato per i gas all\u2019interno del bar dove sta lavorando. Lo stesso giorno, un ragazzo che era entrato in coma agli inizi di luglio, dopo essere stato colpito da un lacrimogeno, se ne va per sempre. La rabbia diventa di nuovo incontrollabile!<\/p>\n<p>Io vivo a\u00a0Kad\u0131k\u00f6y e in quella settimana non ho avuto bisogno di fare molta strada per scendere in piazza: i carri armati (s\u00ec! sono esattamente carri armati!) hanno seminato terrore anche di fronte al portone del palazzo dove abito. La risposta del quartiere \u00e8 stata all\u2019altezza della situazione: sulla polizia piombava continuamente di tutto, dalle finestre venivano lanciate sedie e tavoli, piatti e bicchieri. Ma anche acqua, aceto, limoni e latte per i manifestanti, per supportarli e aiutarli a resistere ai gas. Ancora una volta la citt\u00e0 dava sfoggio di tutta la sua solidariet\u00e0 e forza.<\/p>\n<p>Dopo una decina di giorni di scontri, la polizia ha continuato a minacciare il quartiere con la sua disgustante presenza. Ma nella mente e nel cuore delle persone niente poteva ritornare ad essere come prima: le barricate di giugno, le assemblee estive nei parchi, la guerriglia a Kadikoy, sono stati un punto di cesura, di non ritorno.<\/p>\n<p>E infatti\u2026 una notte, passeggiando per il quartiere, noto un edificio abbandonato, con dei poster e con simboli dell\u2019autogestione graffitati sopra. Ha tutte le sembianze di uno squat, di un centro sociale, come siamo abituati a intenderlo in Italia. Rimango sorpreso e incredulo\u2026 sar\u00e0 un caso, mi dico. Non esistono spazi occupati in Turchia, non esistono centri sociali. Figurati con la repressione e la violenza della polizia che c\u2019\u00e8 da queste parti\u2026 posti del genere non possono assolutamente esistere qui. Dai\u2026<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/milazzorossa.noblogs.org\/files\/2014\/01\/1450792_1403615129876688_287669062_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-194\" alt=\"1450792_1403615129876688_287669062_n\" src=\"https:\/\/milazzorossa.noblogs.org\/files\/2014\/01\/1450792_1403615129876688_287669062_n.jpg\" width=\"567\" height=\"536\" srcset=\"https:\/\/milazzorossa.noblogs.org\/files\/2014\/01\/1450792_1403615129876688_287669062_n.jpg 567w, https:\/\/milazzorossa.noblogs.org\/files\/2014\/01\/1450792_1403615129876688_287669062_n-300x283.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 567px) 100vw, 567px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Sono tornato il giorno dopo, di mattina, per capire se avessi ragione oppure no. Che gioia sbagliarmi! Mi trovo di fronte all\u2019ingresso: un brulicare di persone che indossano elmetti di sicurezza, guanti. Hanno fogli in mano con progetti di stanze, carrucole, scalette. Entro: i graffiti sono bellissimi. Ci sono degli stencil a grandezza d\u2019uomo dei 7 ragazzi uccisi dalla polizia. Mi guardo intorno, purtroppo il mio turco \u00e8 al di sotto della soglia minima di comunicazione, ma fortunatamente pi\u00f9 di qualcuno parla inglese. Inizio a fare domande. Sono troppo curioso, voglio capire bene. Un centro sociale occupato a Istanbul, sto sognando.<\/p>\n<p>Dico qualcosa in turco, voglio partecipare, mi danno caschetto e guanti. Detto fatto. Mi trovo con dei ragazzi turchi e curdi a preparare del cemento per alzare un muro. Il ritmo \u00e8 frenetico, si scherza, mi prendono in giro per l\u2019accento italiano. Finiamo questo muro e scendiamo gi\u00f9. C\u2019\u00e8 da portare sul tetto un sacco di materiale. Si suda, si beve il t\u00e8 caldo, si mangia. L\u2019atmosfera \u00e8 bellissima. La gente del quartiere passa e dice \u2018kolay gelsin\u2019 (\u2018che vi sia facile\u2019, riferito al lavoro da fare). Qualcuno si ferma a dare una mano, qualcun altro porta del cibo. Si fanno foto.<\/p>\n<p>Durante una pausa chiacchiero con Kadin, che mi inizia a spiegare un po\u2019 di cose. Il posto \u00e8 stato occupato agli inizi di settembre da un gruppo di persone di questo quartiere, chiamato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pages\/Yelde%C4%9Firmeni-Dayan%C4%B1%C5%9Fmas%C4%B1\/528077567285379?ref=stream&amp;hc_location=timeline\" target=\"_blank\">Yelde\u011firmeni\u00a0<\/a>, che in italiano significa \u2018mulino a vento\u2019. Il primo giorno erano solo in 12, ma con alle spalle moltissima gente, casalinghe, lavoratori, studenti, studenti in erasmus, ingegneri, insegnanti, migranti, artisti, precari, disoccupati. L\u2019edificio era abbandonato da circa 20 anni e durante i meeting a \u2018Yo\u011furt\u00e7u Park\u0131\u2019, dopo varie discussioni sulla necessit\u00e0 di avere un luogo fisico nel quale portare avanti le idee nate a Gezi park, si \u00e8 deciso di occuparlo. Quindi, continua a spiegare Kadin, questo spazio pu\u00f2 essere visto come un effetto, un risultato delle proteste di giugno. Mi dice: siamo le stesse persone che erano accampate a Gezi park. Gli dico che non avevo mai sentito parlare di spazi occupati a Istanbul. Lui risponde che in Turchia, a dire il vero, in diversi quartieri come Sulukule \u2013 noto quartiere gipsy &#8211;\u00a0la pratica dell\u2019occupazione ha permesso a molte famiglie di avere almeno un tetto sotto cui dormire. Adesso, per\u00f2, i piani speculativi vogliono trasformare la zona in un quartiere residenziale. Non \u00e8 l\u2019unico caso. Mi cita un altro esempio:\u00a0a \u00dcmraniye \u2013 un altro quartiere che si trova vicino Kadikoy \u2013 vennero occupate delle fabbriche negli anni \u201870, come atto di resistenza contro i progetti urbanistici del governo di allora. Si trattava di occupazioni caratterizzate da un alto grado di spontaneit\u00e0.<\/p>\n<p>Kadin cambia discorso e mi parla di quanti suoi compagni hanno avuto esperienze di occupazioni in Europa, in Spagna, Inghilterra, Italia e Germania. Da parte loro c\u2019\u00e8 il desiderio di creare qualcosa di nuovo, che si differenzi dal modello \u2018classico\u2019 delle occupazioni del vecchio continente. Mi dice: \u2018Noi abbiamo solo risposto alle domande: Cosa possiamo fare? Di cosa abbiamo bisogno? Ma per il momento la prima necessit\u00e0 \u00e8 finire i lavori e rendere lo spazio fruibile al massimo\u2019.<\/p>\n<p>Sono curioso di sapere come ha reagito il vicinato. Il mio amico mi spiega che c\u2019\u00e8 stata prima curiosit\u00e0 e poi un pizzico di diffidenza. Ma questo \u00e8 comunque il quartiere dove hanno avuto luogo i meeting durante l\u2019estate, quindi i volti degli occupanti erano gi\u00e0 conosciuti nella zona. Con il passare dei giorni e dei lavori, i vicini\u00a0hanno iniziato ad apprezzare, a capire che \u00e8 un posto aperto a tutti ed \u00e8 di tutti, ad aiutare, a portare dolcetti a chi lavora all\u2019interno del centro sociale. Kadim dice che adesso, dopo 2 mesi di lavori, il vicinato \u00e8 alle loro spalle, \u00e8 pronto a supportarli. Anche perch\u00e9 i ragazzi vogliono che questo sia un punto di riferimento per il quartiere, soprattutto per i bambini e le donne.<\/p>\n<p>Mentre ascolto, penso alla polizia turca, a come ha potuto reagire, a cosa pu\u00f2 aver detto. Mi domando se le leggi turche proibiscano le occupazioni. Kadim mi spiega che sono venuti in borghese, per controllare, in diverse occasioni senza dire che erano poliziotti, altre volte dichiarandolo. Ma non sapevano cosa fare. Perch\u00e9 si sono trovati di fronte gente che stava pitturando, disegnando. C\u2019erano bambini e donne. Studenti olandesi in erasmus presso un\u2019universit\u00e0 d\u2019arte che abbellivano il centro. E comunque la legislazione, mi dice, \u00e8 molto lacunosa in materia.<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 che si propongono sono tante, ovviamente quelle pi\u00f9 legate all\u2019organizzazione politica, ma anche\u00a0arte, teatro, biblioteca, attivit\u00e0 per i bambini, per le donne, cinema\u2026 ogni idea \u00e8 bene accetta. Perch\u00e9 il posto \u00e8 di tutti.<\/p>\n<p>Non hanno relazioni dirette con i partiti e non ne vogliono avere, ma non mi nasconde che alcuni di quelli che frequentano lo spazio hanno alcuni riferimenti tra i partiti, ma questo non sembra essere un problema.<\/p>\n<p>Come avevo detto in precedenza la zona dove si trova il centro sociale si chiama Yelde\u011firmeni, in italiano \u2018mulino a vento\u2019. Il nome scelto per lo spazio, quasi ovviamente, \u00e8 Don Ki\u015fot.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di Luciano Romanello<\/p>\n<p>http:\/\/www.donkisot.info\/#sthash.kkZDMrpk.dpuf<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Davvero, dopo lo sgombero di Gezi park della fine di giugno, a Istanbul non \u00e8 successo pi\u00f9 nulla? La rivolta, la protesta, la pi\u00f9 grande insorgenza popolare della storia della Turchia non ha avuto alcun seguito? 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